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Braccobaldo Serafini: Braccobaldo Serafini nasce il 15 novembre 1931 a San Martino all Caccamone (ST) da Italo (detto "Capacchione"), commerciante al dettaglio di interiora di pollo ed elettricista a tempo perso, e Matilde Filippazzi, massaia di ben dieci anni più vecchia del padre. Braccobaldo è il primogenito, seguiranno quattro sorelle: Clarabella, Minnie, Petronilla e Trudi.
L'infanzia del Poeta è costellata di piccole e grandi sventure. Ha solo otto anni quando la madre fugge in Nuova Guinea con il postino Aldo (che si rivelerà in seguito essere il padre di Braccobaldo), mentre Capacchione,il padre putativo, si da al bere e muore dopo pochi anni in preda all'alcool per aver confuso una cabina dell'alta tensione per un gabinetto. Inoltre, il giovane Serafini soffre di una curiosa forma di meteorismo isterico, tanto che la governante che accudisce i bambini di Capacchione Serafini è costretta a disinfettargli regolarmente la cameretta col DDT.
Rimasto orfano, Braccobaldo e le sorelle vengono accolte nella casa dello zio materno Otelmo, un rude scapolo dedito al culto della forma fisica e poeta autodidatta. È proprio la carismatica figura dello zio Otelmo che spingerà il giovane Braccobaldo a comporre e pubblicare i suoi primi versi.
Grazie ad un mentore come lo zio Otelmo, il Giovane Poeta, all'età di appena quindici anni, pubblica la sua prima raccolta di versi. Si tratta di "Echi dal profondo", dove Serafini affronta con insospettata introspezione la tematica (che ricorrerà in molti suoi scritti) delle flatulenza intestinale. Tale Opera gli valse il premio della critica al Festival del Componimento in Rima di Abbiate Grasso. Al momento della premiazione, però, Serafini si monta la testa e si presenta sul palco con un abbigliamento che fa subito discutere. I giornali dell'epoca si dividono tra quelli che gridano allo scandalo e quelli che inneggiano al ricovero coatto. Ma Braccobaldo Serafini è ormai entrato prepotentemente a far parte dell'Olimpo della Poesia Nazionale.
La stella di Braccobaldo Serafini è in rapida ascesa: tra il 1949 e il 1954 egli pubblica oltre trecento sonetti, quarantasette Odi e seicentocinquantuno versi sparsi. Tali opere verranno in seguito raccolte nella famosissima Antologia Ignifuga. Ma il 1954 segna anche l'anno della prima crisi. Serafini si innamora perdutamente della vicina di casa Casarini Genuflessa, dopo che ad una festicciuola le ha intravisto le mutandine, ben diverse da quelle ascellari delle castissime sorelle. Braccobaldo Serafini tenta in tutti i modi di farla sua, scrivendole struggenti lettere d'amore, bucandole le ruote del motorino e arrivando financo a minacciare il suicidio d'Amore. La Casarini però non vuol saperne: in preda al Sacro Fuoco, il Poeta le dedica l'indimenticabile "Ode alla Gnocca" che purtroppo resta incompiuta a causa di una misteriosa patologia al polso che colpisce in quel periodo il Serafini.
Ma la giovane Casarini continua a resistergli, e il Nostro cade in una pesante depressione che condizionerà la sua produzione poetica. È del 1957 l'uscita delle "Odi del cassonetto", ispirate da una profonda crisi di autostima. Il Nostro arriva ad umiliarsi pubblicamente, ammettendo il suo fallimento come Poeta e come Essere Vivente. Decide quindi che da quel momento si considererà un minerale e pubblica perciò la sua Opera più discussa: il "Destino di un Maroccolo" che gli vale la menzione speciale al Concorso Internazionale di Poesia Sassone.
Di fronte al successo Internazionale, il cuore della Casarini si intenerisce. I due convolano a giuste nozze il 28 aprile 1960. Ma già durante la luna di miele a Cesenatico un'ombra fosca cala sulla nascente unione: nella notte tra il 1º e il 2 maggio, la casarini non fa ritorno alla Pensione Marinella dove gli sposini alloggiano, dopo essere uscita a comprare le sigarette. Il Serafini la ritroverà solo la mattina seguente nei campi adiacenti alla Bocciofila "Virtus" dove ha avuto luogo la festa del Primo Maggio, ubriaca fradicia, scompigliata e soprattutto avvinghiata al bagnino Rondinotti Tarcisio, di anni 51. Questo episodio comprometterà irreparabilmente l'Amore, ma fornirà ispirazione per la famosissima opera "Il lamento della vacca" che vincerà il premio "Lanfranco Pallozzi 1961".
La fragile mente del Serafini è ormai compromessa. La Casarini non è certo una santa, ma Serafini tiene duro: quando infine la moglie lo lascia per un camionista danese di nome Urs Kronnenbarkkenwurtz, la follia ha il sopravvento. È il 1968. Serafini pubblica la sua invettiva contro il mondo femminile "L'albero delle Zoccole" e abbraccia la cultura hippy. Il 24 settembre 1969 sparisce misteriosamente prima della presentazione alla stampa del suo "Ode all'erba dei boschi".
In questa rarissima foto d'epoca, Serafini fa autostop per recarsi all'isola di Man. Arriverà solo fino a Voghera, dove, derubato da un misterioso camionista danese, resterà per il resto della sua vita, solo e senza un soldo. Negli ultimi scampoli della sua esistenza, Serafini, da quella che lui stesso chiamò "la Cattività Vogherese" pubblica "Vita sotto il Ponte" e "Le cento Lire", disperati inni alla povertà francescana e alla vita del clochard. La morte improvvisa dello zio Otelmo lo vede erede unico delle sue fortune. Torna quindi a San Martino nella casa che fu dello zio. È il 1978, il Poeta ha quarantasette anni ed è provato dalle mille asprezze che la vita gli ha riservato. In lui nasce l'ossessione della combustione spontanea, e per proteggere sé stesso e gli altri si aggira per il paese con indosso una pesante tuta ignifuga. Tale periodo è meravigliosamente descritto nel suo "Una vita ignifuga" uscito postumo nel 1982.
Il Poeta Braccobaldo Serafini muore il 23 agosto a causa di un colpo di calore dovuto alla tuta ignifuga. Di lui Osvaldo Notarnicola, celebre scrittore e poeta, scrisse: Serafini |
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