La donna del Samurai
Il Samurai Kaku Gojirambo, per più di trent'anni servitore devoto del sensei Hamakasu Moroboshi, alla morte del suo Signore, era diventato un Ronin, un cavaliere senza padrone, e si aggirava per la provincia di Sho-Nan come un morto vivente.
Quand'ecco che, avvicinandosi ai monti Kazuo, si imbatté in una verde radura che si affacciava su di laghetto, sormontato da una meravigliosa cascata.
Cautamente Kaku si apprestò a bere, ma fu interrotto nei suoi propositi da una voce femminile che lo chiamava: "Mio Signore, scusi la mia impudenza, potrebbe gentilmente porgermi l'accappatoio?"
Era una splendida donna, dagli occhi di ebano e la pelle di luna, che improvvisamente era sbucata da dietro la cateratta, ove si era recata per lavarsi. Il suo corpo nudo, immerso fino alle anche, risplendeva sul lago.
Kaku fu assai turbato da un simile incontro. Non vedeva una donna nuda dalla battaglia di Ikkeido, quando era penetrato nel gineceo del Signore di Hong e con un manipolo di audaci aveva fatto strage delle sue concubine.
Sguainò la spada.
Con la punta di essa agganciò dolcemente l'accappatoio e lo porse alla donna. Questa lo prese e, pudicamente, lo indossò.
"Grazie, mio signore" disse la fanciulla "Cosa posso fare per sdebitarmi della tua bontà d'animo?"
"Oh, qualcosa ci sarebbe" disse Kaku, e iniziò a sbottonarsi la patta della corazza.
Pochi minuti dopo, distesi sul prato, i due fumavano una Marlboro Light.
"Dimmi, mio splendido angelo, ora che le nostre anime si sono fuse con il Tutto, ora che sono tornato, grazie alla tua grazia ed alle tue arti amatorie, il possente Samurai di un tempo, dimmi il tuo nome, cosicché io possa farti divenire la preferita delle mie concubine. Tu mi attenderai a casa coltivando bonsai e dedicandoti alla nobile arte dell'ikebana, scrivendo haikü per celebrare le mie future vittorie miltari. Tu mi darai innumerevoli figli, perché così io vorrò. Tu sarai il bastone della mia vecchiaia di Samurai, perché ciò che è stato unito sulle acque di questo lago non potrà venir sciolto nemmeno dall'Imperatore in persona!"
"Grazie, mio Signore, ma non posso accettare la tua offerta."
Pudicamente si alzò e rapidamente si rivestì. "Comunque il mio nome è Saeko, ma tu puoi chiamarmi Sergio."
Si aggiustò il pacco e se ne andò.
Il quel preciso momento, il nobile Kaku ebbe la sua Illuminazione.
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